L’evoluzione della specie comporta anche una dinamica nei rapporti sociali ad iniziare da quelli demografici.
Infatti si contano circa 6 milioni e 866 mila coppie non coniugate,
nuclei familiari ricostituiti , famiglie monogenitoriali e single.
Oggi –da dati Censis -, per scelta propria o altrui, i single non
vedovi di sesso maschile si attestano al 55,3% mentre i monogenitori ,
nella maggioranza le donne, raggiungono l’86,1%. Se da un lato c’è un
incremento di separazioni e divorzi dall’altra diminuiscono i matrimoni
a favore delle convivenze, infatti da un’indagine del CENSIS del 2009
queste rappresentano il 5,9% equivalente a 897 mila delle coppie.
Geograficamente sono in maggior numero nel nord-est d’Italia: entrambi
lavorano e sono culturalmente elevati. La convivenza come periodo
di prova pre-matrimoniale tende sempre più ad allungarsi per poi
stabilizzarsi come famiglia di fatto.
Sempre nel 2009 sono circa 2 milioni 890 mila persone che dimorano
stabilmente e regolarmente in città diverse,tra esse prevale il sesso
maschile: per motivi di lavoro il 30%; per raggiungere il compagno/a
12,2%; per vivere con la propria famiglia d’origine il 10,9% ,
nell’ultimo decennio - per Bankitalia nel 2009- i trentenni ancora in
famiglia (definiti “bamboccioni”) raggiungono il 40%. Tra i giovani:
minori 59,6%; per motivi di studio l’80,8% tra pendolari e quelli che
soggiornano nelle città universitarie.
E’ sempre il Censis ( 45° Rapporto sulla situazione sociale del
Paese/2011 )che lancia l’allarme di una disgregazione sociale e
antropologica. «Con la crisi delle figure di riferimento, l'individuo è
rimasto solo. Ma oggi non funzionano più neanche quei miti fondamentali
che hanno trainato lo sviluppo economico e sociale del Paese negli
ultimi decenni all'insegna del soggettivismo spinto», così si è
pronunciato il presidente Giuseppe de Rita non più tardi dello scorso
giugno, durante una giornata dedicata, appunto, alla «Fenomenologia di
una crisi antropologica. I miti che non funzionano più».
Per la Coldiretti: chi è single spende il 71% in più per il cibo, ciò
incide notevolmente sul loro budget. In pratica rispetto ad una
famiglia composta da padre ,madre ed 1 figlio sperperano 320 euro
contro 187 al mese. Nei supermercati è palese che le monoporzioni
costano di per sé più di quelle normali, senza contare lo spreco
«perché è più facile, per la confezione di latte aperto, la mozzarella,
la confezione di insalata aperta, i tortelloni iniziati rimanere in
fondo al frigorifero ed essere inesorabilmente gettati nella
pattumiera».
Vittime sacrificali della crisi sono i giovani , sempre dal Censis «La
crisi economica in Italia ha colpito in particolar modo i giovani:. La
crisi si è abbattuta come una scure su questo universo: tra il 2007 e
il 2010 il numero degli occupati è diminuito di 980.000 unità e tra i
soli italiani le perdite sono state pari a oltre 1.160.000 occupati».
Flessione anche tra i laureati: «Sul versante dell’alta
professionalità, siamo di fronte al paradosso di una scarsa, e
tendenzialmente in contrazione, produzione di laureati, rispetto alle
altre economie avanzate, che ci colloca ancora molto lontani
dall’obiettivo comune europeo di giungere al 40% di popolazione di
30-34 anni in possesso di titoli d’istruzione terziaria, e un mercato
del lavoro non in grado di assorbirla completamente».
Evoluzione o involuzione?